Notizie sul web marketing, digital e social, inbound marketing

    smart-working-dati

    Lo Smart Working in Italia: quanto è diffuso e quanto ha avuto successo

    L’utilizzo della modalità di Smart working o lavoro agile è aumentato drasticamente negli ultimi anni.
    Si è infatti passati da 305.000 lavoratori in Smart Working nel 2017 a 480.000 nel 2018 fino a 570.000 nel 2019. Se, nel 2017, i lavoratori in Smart Working rappresentavano solo l’8% del totale dei lavoratori oggi sono il 15 % del totale.

    Secondo i dati forniti dall’osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano questo modello di lavoro è principalmente diffuso nelle grandi aziende, per via dei vantaggi che questo tipo di lavoro porta sia all’azienda sia al lavoratore.

    I dati dello Smart Working in Italia

    Le grandi imprese che hanno attivato un progetto di Smart Working formalizzato sono il 58%, quelle che lo adottano informalmente sono il 7%, e quelle che prevedono di adottarlo nel breve periodo sono il 5%.

    Le motivazioni che hanno portato all’introduzione sono legate principalmente al work life balance (78%), all’aumento dell’engagement e della motivazione dei lavoratori (51%), all’attrazione di nuovi talenti e una cultura aziendale orientata agli obiettivi (43%).
    Le barriere principali all’introduzione sono state riscontrate nella mancanza di interesse e nella resistenza da parte della direzione (50%) e dal timore della sicurezza dei dati (31%).

    Nelle PMI e nella PA la situazione risulta essere invece diametralmente opposta.

    Nelle PMI infatti lo Smart Working è adottato solo dal 12% delle imprese, il 18% lo adotta con un approccio informale e oltre la metà delle PMI si dice disinteressata al fenomeno.

    I motivi principali che portano alla sua applicazione sono il miglioramento del benessere organizzativo (50%) e il miglioramento dei processi aziendali (26%).
    Gli ostacoli alla sua applicazione sono stati ricondotti alla non applicabilità del modello (68%) e al mancato interesse da parte della direzione (21%).

    Anche nella PA la situazione non è migliore: solo il 16% adotta il lavoro in Smart Working, il 7% dichiara di adottarlo in maniera informale e il 6% pensa di adottarlo nei prossimi mesi. La diffusione risulta quindi essere contenuta.

    I motivi principali che portano all’adozione di questa modalità di lavoro sono il miglior work life balance (78%), il benessere organizzativo (71%) e il miglioramento della produttività e della qualità del lavoro (62%).
    I principali ostacoli alla sua applicazione sono la non applicabilità del modello (43%), la mancata consapevolezza dei benefici (27%) e la presenza di attività poco digitalizzate (21%).

    Sempre secondo i dati dell’osservatorio va riscontrato però che l’applicazione dello smart working è vista principalmente come lavoro da remoto. Solo il 50% delle grandi imprese che hanno adottato lo Smart Working ha adottato un modello completo che prevede anche il ripensamento degli spazi di lavoro aziendali.

    L’indagine realizzata da InfoJobs nel mese di marzo 2020 su un campione di 189 aziende e 1149 candidati, mette in evidenza che la modalità dello Smart Working è stata scelta da moltissime aziende come modalità preferita di gestione dell’emergenza Covid-19.

    Lo Smart Working si configura quindi come uno strumento utile per l’azienda per non sospendere definitivamente l’attività produttiva e come un’opportunità per i lavoratori.

    Su 189 aziende il 72% ha implementato mezzi e strumenti per permettere il lavoro da remoto. Anche in questo caso però solo il 56% delle imprese è riuscita ad implementare un modello organizzativo completo.

    I principali problemi incontrati nell’implementazione sono stati di tipo organizzativo (44%) e relazionale (42%). La tecnologia è stata indicata come limite solo nel 14% dei casi.
    Sembra che la barriera principale sia la mancanza dell’individuazione di nuovi meccanismi di coordinamento del lavoro, di condivisione e confronto tra i lavoratori e di supervisione e controllo del lavoro svolto.

    Vantaggi e rischi dello Smart Working

    Se il successo nell’applicazione dello Smart Working in Italia è ancora limitato, la consapevolezza dei suoi benefici è ormai chiaramente documentata. I vantaggi principali individuati legati al lavoro agile sono:

    1. Abbattimento dei costi per l’azienda
    2. Riduzione della mobilità dei lavoratori con conseguente risparmio di costi e tempi
    3. Migliore welfare e qualità della vita dei lavoratori
    4. Maggiore soddisfazione dei lavoratori
    5. Maggiore autonomia dei lavoratori
    6. Migliore prestazione dei lavoratori e maggiore produttività dell’azienda
    7. Riduzione dell’impatto ambientale dovuto alla mobilità dei lavoratori

    I principali rischi legati allo smart working sono invece:

    1. Senso di isolamento del lavoratore
    2. Maggiore possibilità di essere soggetti a distrazioni esterne
    3. Difficoltà di lavoro da remoto
    4. Disuguaglianza economica dovuta a riduzioni di orario e all’applicazione non formalizzata del lavoro in smart working
    5. Mancato pagamento degli straordinari e mancata misurazione delle ore effettivamente lavorate

    prepariamoci al futuro

    Cosa ne pensi dello Smart Working? Il lavoro agile è un’opportunità per crescere? La tua azienda lo ha adottato come modalità per resistere e sopravvivere?

    Continua a seguirci parleremo delle tecnologie necessarie per implementarlo nel prossimo articolo!

     

    « Smart working: una modalità di lavoro innovativa ma anche una misura di prevenzione Scheda prodotto e-commerce: come scriverne una efficace e che ti faccia vendere di più? »

      Ultimi articoli

      RICHIEDI SUBITO LA CONSULENZA GRATUITA  Un'analisi esperta per scoprire il posizionamento del tuo sito Web

      Iscriviti al nostro blog