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    Come il coronavirus cambia la nostra economia: la Shut-in economy

    “Non vedo l’ora che tutto finisca per tornare, finalmente, alla normalità”. Troppe volte abbiamo sentito e, onestamente, anche pensato queste parole nell’ultimo periodo.

    E se nulla tornasse più come prima? Se fosse questa la nuova normalità?

     

    Questa, che può sembrare una semplice provocazione, è invece, l’analisi di Gordon Lichfield, direttore del MIT technology review, prestigioso magazine del suddetto college americano. Secondo il loro studio, infatti, saremmo costretti a cambiare in buona sostanza le nostre abitudini.

    “Per fermare il coronavirus dovremo cambiare radicalmente quasi tutto quello che facciamo: come lavoriamo, facciamo esercizio fisico, socializziamo, facciamo shopping, gestiamo la nostra salute, educhiamo i nostri figli, ci prendiamo cura dei nostri familiari. (…)  La maggior parte di noi probabilmente non ha ancora capito, e lo farà presto, che le cose non torneranno alla normalità dopo qualche settimana, o addirittura dopo qualche mese. Alcune cose non torneranno mai più”.

    Tutto ciò contribuirà ad una vera e propria esplosione della Shut-in economy. Vuoi sapere di cosa si tratta?

    Cos’è la Shut-in economy?

    Innanzitutto, la Shut-in economy può essere definita come economia del confinamento, economia rinchiusa e cioè dell’on demand. Chiaramente, non stiamo parlando di nulla di nuovo, infatti, siamo abituati ormai da tempo ad usufruire di servizi completamente online. Il Covid-19, però, sta amplificando e velocizzando questo processo che, altrimenti, sarebbe stato decisamente più graduale.

    Conseguenze sul mercato

    Tutto questo non dovrebbe colpire la quantità di consumo bensì la qualità, costringendo i consumatori a rivedere il proprio stile di vita in funzione di tali cambiamenti. Conseguentemente, i produttori si adatteranno a tal punto che alcuni siti svilupperanno dei sistemi per rendere le esperienze online addirittura più coinvolgenti rispetto a quelle nel negozio fisico.

    È logico pensare che, in un’economia di questo genere, basata sull’ isolamento e il distanziamento sociale, a farne le spese saranno le attività che per caratteristiche raggruppano un elevato numero di persone.
    Ristoranti, discoteche, palestre, centri commerciali e agenzie di trasporti per citarne alcuni.
    Per questo genere di attività, per quanto possibile, sarà fondamentale trovare sistemi alternativi per offrire i propri servizi.

    Concentrarsi sul food delivery per quanto riguarda i ristoranti o vendita di video corsi online per le palestre, ad esempio. Chi invece ne trarrà sicuramente vantaggio saranno tutti gli store online, le piattaforme di streaming e chiunque riesca a fornire servizi online efficientemente.

    Conseguenze sulla privacy

    Altro punto molto interessante toccato da Lichfield è quello che riguarda la privacy.

    Naturalmente nessuno sa esattamente come sarà questo nuovo futuro. Ma si può immaginare un mondo in cui, per salire su un volo, forse si dovrà essere iscritti a un servizio che tracci i vostri spostamenti attraverso il vostro telefono. La compagnia aerea non sarebbe in grado di vedere dove siete andati, ma riceverebbe un avviso se foste stati vicini a persone infette o a punti caldi della malattia. Ci sarebbero requisiti simili all'ingresso di grandi spazi, edifici governativi o snodi di trasporto pubblico. Scanner della temperatura installati ovunque, e il vostro posto di lavoro potrebbe richiedere l'uso di un monitor che misuri la vostra temperatura o altri segni vitali. Dove i locali notturni chiedono una prova dell'età, in futuro potrebbero chiedere una prova di immunità, una carta d'identità o una sorta di verifica digitale tramite il vostro telefono, che dimostri che siete già guariti o che siete stati vaccinati contro gli ultimi ceppi del virus.” 

    Altri possibili scenari

    Uno scenario decisamente più estremo, ma comunque ampiamente condiviso da diversi scienziati, è quello della “quarantena yo-yo”.
    Una situazione per il quale ci troveremmo in perenne quarantena con alcune settimane di quella che chiamiamo “vita normale” che tanto desideriamo.

    Altra ipotesi che ha riscontrato più di un parere favorevole, è quella che parla della possibilità di frequentare posti pubblici ma con importanti limiti e restrizioni quali: capienza di locali ridotta con percorsi obbligati e distanziamento programmato.

    È chiaro che in queste situazioni la Shut-in economy prenderebbe davvero il sopravvento perciò è importante tenere d’occhio gli sviluppi da questo punto di vista.

    Ad ogni modo, ci auguriamo che questo periodo finisca il prima possibile e di poter tornare alla normalità, o meglio a ciò che noi intendiamo per normalità.

    E tu che ne pensi? Cosa ci riserverà il nostro futuro e come si svilupperà la Shut-in economy?

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