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Metaverse e web 3.0

Metaverse e Web 3.0: le differenze da conoscere!

Metaverse e web 3.0

Le parole del momento sono metaverse e web 3.0: parole che evocano un futuro prossimo dove le tecnologie digitali saranno sempre più presenti.

Ma i termini spesso si confondono e vengono presi come sinonimi, nonostante indichino concetti ben diversi.

Nell'articolo di oggi analizzeremo le differenze e i punti di unione di queste due parole sulla bocca di tutti, al fine di partecipare al dibattito sul futuro con consapevolezza.

Le ragioni della confusione

Perché tante persone sono tratte in confusione quando di parla di temi come il metaverse e web 3.0, al punto di considerarli come termini interscambiabili.

Uno dei motivi può essere rintracciato nel fatto che questi due termini sono proiettati in un futuro che, benché prossimo, non è ancora realtà.

metaverse e web 3.0Sono termini che cercano di dare un nome alle trasformazioni in atto (web 3.0) o che vogliono offrire una visione di un mondo nuovo, dove l'esperienze digitali saranno più pervasive (metaverso).

Un altro dei motivi che ha spinto tanti utenti in errore è il fatto che sia il metaverse che il web 3.0 si appoggino sulle stesse teconolgie (decentralizzate): blockchain, criptovalute basate su blockchain, nft... E molte altre.

Se da un lato queste teconolgie sono alla base del passaggio dal web 2.0 al web 3.0, giocano anche un ruolo determinante in quanto infrastrutture su qui si baserà la realtà parallela del Metaverse, determinando come interagiremo con gli spazi e gli oggetti in esso presenti.

Le differenze

Focalizziamoci quindi su cosa indicano questi termini e cosa li rende unici.

Il web 3.0 rappresenta una trasformazione in atto.

Una trasformazione dettata dalle voglia di offrire  soluzioni chiare a carenze specifiche di Internet Web 2.

È una reazione agli ecosistemi recintati creati da piattaforme come Facebook e YouTube, che hanno causato l'estrazione dei dati da parte delle persone, la violazione della privacy e la capacità di controllare i contenuti che creano oppressi.

Il Web 3 sovverte quel modello perché affronta direttamente le questioni della proprietà e del controllo.

Basandosi sulla blockchain, i dati sono aperti e distribuiti e di proprietà collettiva di reti peer-to-peer.

metaverse e web 3.0 2Di conseguenza, gli utenti possiedono i propri dati, le transazioni peer-to-peer possono aggirare gli intermediari e i dati vivono sulla blockchain come un bene pubblico a cui chiunque può contribuire e monetizzare.

Per quanto invece riguarda il Metaverse invece, ci troviamo davanti un termine che più che definire qualcosa in atto è più una visione.

La visione di un mondo dove realtà fisica e digitale siano in contatto continuo e costante, dove ogni individuo può passare da una all'altra dimensione a piacimento.

La realtà è che il metaverso richiederà il contributo e la partecipazione di tutti per prendere veramente forma.

La spinta di Meta Inc. è molto importante, ma non basta se si vuole costruire una realtà plurale, aperta e non controllata da un'unica azienda.

Per raggiungere questi obiettivi c'è la necessità di una confluenza di diversi sforzi iterativi e progressi tecnologici.

Come interagiranno il metaverse e web 3.0?

I due concetti, seppur identificano realtà ben distinte, non sono in contrapposizione tra loro, anzi.

Rappresentano uno il completamento dell'altro.

metaverse e web 3.0 3Se il metaverse vuole prosi come la dimensione digitale e parallela del mondo reale, c'è bisogno che questo mondo si basi su delle infrastrutture.

Le tecnologie decentralizzate del Web 3.0 possono assolvere a questo compito.

Non è infatti un caso che in queste discussioni, un ruolo da protagonista lo giocano le criptovalute, che vengono considerate dai più come le basi del sistema economico nel metaverse.

Questo perché le criptovalute offrono una piattaforma già pronta per farlo; non hanno bisogno di banche, stanze di compensazione, intermediari o scambi (nel senso tradizionale) per consentire alle persone di effettuare transazioni e investire in token di valuta di loro proprietà.

Per concludere

Questo non è altro che uno dei primi e più ovvi esempi di come metaverse e web 3.0 entrano in sinergia.

Certo, si tratta di concetti che sono ancora in una fase di delineazione, che stanno cercando una loro identità.

Ma quello che prospettano rappresentano una rivoluzione che non possiamo ignorare, e per questo motivo è importante restare informati e partecipare al dibattito con consapevolezza.

Le opportunità del futuro non sono a disposizione del più forte o del più intelligente, ma di chi è capace di evolvere e adattarsi al mondo in continuo cambiamento.


social network

Social network e web nel report Digital 2022!

Social network e Internet. I dati raccolti da We are social nel 2021

L'uscita del Digital 2022 Global Overview Report, il consueto report realizzato da We are social in collaborazione con Hootsuite, è per noi di MC Marketing e Comunicazione un appuntamento immancabile, un evento che ufficializza l'inizio, o quasi, del nuovo anno dei digital marketer così come di tutti gli appassionati di social network.

Questa corposa ricerca e analisi del panorama digitale, ci offre un resoconto completo dall'anno appena concluso con i dati sull'utilizzo di Internet, sui comportamenti delle persone in rete, le statistiche dei social network nel mondo e degli utenti dei social media in Italia.

Si registrano crescite importanti per YouTube, Instagram e TikTok, l'ascesa progressiva del social commerce e con essi i budget e i costi delle campagne sui social.

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I cittadini del mondo digital

Fino al mese scorso sono state contate quasi 8 miliardi di persone che popolano il mondo offline. Il 62,5%, 4,95 miliardi di persone, può accedere ad Internet, con un incremento degli ultimi 10 anni più che raddoppiato.

social networkQuanto tempo passiamo in rete?

Ognuno di noi passa 6 ore e 58 minuti al giorno collegato sulla rete. Un lasso di tempo in crescita, complice il lockdown prima e le diverse restrizioni anti Covid poi.

Anche quest'anno i siti più ricercati rimangono Google e YouTube, rispettivamente al primo e al secondo posto in classifica, e al 18° posto notiamo Zoom.

Gli utenti globali dei social network

Sono 4,62 miliardi le persone che utilizzano le piattaforme social, circa il 58,4% della popolazione mondiale.

La popolazione mondiale spende circa 2 ore e 27 minuti al giorno, 35% del tempo totale passato online, sui social network. Facebook rimane il social più utilizzato. Seguono YouTube, WhatsApp e Instagram, il quale il suo suo newsfeed raggiunge circa il 97% dell’utenza attiva su base mensile.

Più budget per le campagne a pagamento nei social network

Solo nel 2021 si sono spesi 150 miliardi di dollari. Soldi ben spesi a quanto pare, in quanto più di 1 persona su 4 scopre nuovi brand, prodotti o servizi proprio tramite adv su piattaforme social. Inoltre 4 persone su 10 dichiarano di aprire i social network per ricercare brand e prodotti hanno intenzione di acquistare.

Bene anche per ecommerce, social commerce e re-commerce

Il 58,4% della popolazione mondiale, tra i 16 e i 64 anni, compra qualcosa online una volta alla settimana e 1 persona su 7 fa acquisti anche prodotti usati.

Incoraggiante anche il fatto che con le Meta Ads che puntano all'Instagram Shop si possono raggiungere mensilmente 190 milioni di persone, prevalentemente di sesso femminile.

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E le cryptovalute?

Fanno un grande balzo in avanti! +37,8%. Una persona su 10 nel mondo dichiara di essere in possesso di cryptovalute. Per la maggior parte (15,5%) sono uomini tra i 25 e 34 anni.

La percentuale di proprietari più alta spetta alla Thailandia (20,1%) seguita dalla Nigeria e dalle Filippine (entrambe 19,4%).

Veniamo a noi: il digital in Italia

In Italia sono ben evidenti due trend. Offline, si registra un calo demografico dello 0,2%, in rete, nel 2020, invece sono oltre un milione le persone che per la prima volta si connettono ad Internet, con un incremento del 2,2%.

I social network nel 2020 si aggiudicano un +5,7% di utenti attivi sulle piattaforme, vale a dire più di 2 milioni di persone, per un totale di 41 milioni.

Quanto tempo passiamo connessi?

6 ore e 22 minuti è il tempo speso su Internet ogni giorno da ciascuno di noi.

1 ora e 52 minuti è invece è il tempo passato quotidianamente sui Newsfeed dei nostri social network preferiti.

Amiamo leggere libri sia attraverso il supporto di un e-reader o della carta stampata e ascoltare la musica sulle piattaforme in streaming.

Le nostre attività preferite in rete sono:

  • Guardare video, 92,6%
  • Guardare video blog, 30,4%
  • Ascoltare musica, 60,8%
  • Ascoltare stazioni radio, 39,2%
  • Ascoltare podcast, 25,1%

I social network in Italia

Il 67,9% della popolazione italiana utilizza i social network e quasi la totalità accede ai social dal proprio smartphone (98,2%).

A fare da padroni nello scenario social rimangono il portfolio Meta e i servizi Google. YouTube, WhatsApp e Facebook superano tutti l’80% di coinvolgimento, seguiti da Instagram e Messenger. TikTok raddoppia il numero degli utenti che hanno aperto un profilo personale e Telegram lentamente inizia a scalare la classifica dei social network preferiti dagli italiani.

social networkLe spese online degli italiani

Nel 2020 in Italia online si è speso il 24% in più rispetto al 2019. Il 79,7% di noi italiani nell'ultimo mese ha comprato un prodotto online, dopo un'attenta analisi del sito del brand, e il 46,7% l'ha fatto da uno smartphone.

E sapete qual è  il gruppo di persone che ha acquistato di più in rete? I ragazzi dai 25 ai 34 anni, di poco sopra al gruppo di età più adulto che ha tra i 45 e i 54 anni.

I motori di ricerca per il 61,8% gioca un ruolo fondamentale ed è la prima fonte di ricerca di informazioni per scoprire e conoscere più a fondo un brand. Il 41,1% degli italiani si fida delle recensioni e delle valutazioni lasciate da chi ha già fatto esperienza dei prodotti e ha avuto un contatto con il brand. La comparazione dei prezzi da un sito all'altro è la fonte di conoscenza, inseguita dai social network con il 33,3% di chi li consulta prima di effettuare un acquisto.

Tutti i dati delle ricerche condotte da We are social potete trovarli online sul loro sito: qui potete consultare i dati italiani  mentre qui quelli globali.

 


web 3.0

Web 3.0, la Rete si evolve al passo con le tecnologie!

Web 3.0, il web sta assumendo una nuova forma!

Il termine web 3.0 comincia ad uscire dagli spazi riservati agli addetti ai lavori, configurandosi quasi come la nuova "parola del momento".

Ma perché se ne parla proprio ora? E con tanta insistenza? troverai le risposte a queste domande (e tante altre informazioni interessanti) in questo articolo!

Perché proprio 3.0?

La prima reazione che abbiamo leggendo web 3.0, se non siamo esperti del settore, è la seguente: "Ah... Siamo già a 3? E il 2?"

Questo perché siamo abituati a pensare al web come qualcosa di dato, immutabile, più che uno strumento in sé lo concepiamo come qualcosa di metafisico  e trascendente.

Nel nostro immaginario, a cambiare non è il  web in sé ma gli strumenti che utilizziamo per accedere a questa "altra-dimensione".

Il web però non è una dimensione parallela quanto in realtà uno spazio digitale che vive e prospera basandosi su determinate tecnologie, al cambiare di esse cambia lo spazio.

web 3.0Il web non è qualcosa di immutabile, ma per sua natura è dentro un ciclo di nascita-sviluppo-morte-rinascita, al passo con gli strumenti a disposizione.

Certo questi cicli non sono eclatanti e distruttivi, anzi noi stessi viviamo i momenti di transizione in uno stato di "beata ignoranza" e, mentre il web si rivoluziona, noi continuiamo ad usarlo senza notare le differenze, dandoci l'impressione che ha cambiare sono solo i computer o i telefoni.

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I cicli del web

Ma visto che ormai abbiamo capito che il web vive e si evolve, è utile fare un ripasso sulla sua storia, per meglio capire da dove siamo arrivati e quali sono le opportunità che si aprono con i cambiamenti in atto.

Web 1.0

La nostra storia comincia agli inizi degli anni '90 (anche se chi dice già dal 1989... Comunque per capirci nell'ultima decade del Secondo Millennio), gli anni in cui nasceva il World Wide Web e cominciava ad entrare nel quotidiano delle nostre vite.

Se vi ricordate, all'epoca i siti erano molto semplici e limitati nello scopo.

Erano strumenti utilizzati per far passare messaggi e infatti nel mondo anglosassone il Web 1.0 è conosciuto anche con il  termine di "the read-only web" ossia "il web solo da leggere [e basta n.d.r.]".

Questo perché gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia al grande pubblico erano semplici e dalle capacità limitate.

Web 2.0

Anche se le capacità della tecnologia di inizio anni '90 erano limitate, non significa che non fossero rivoluzionarie e infatti, nel corso di 10 anni, hanno messo le basi per la prima evoluzione del Web!

Il termine Web 2.0 comincia ad essere di dominio pubblico dal 2005, ed identifica la seconda fase dell'era Internet.

Una fase basata sull'interazione tra sito e utente ma non solo! Anche sulla maggiore partecipazione degli stessi nella creazione dei contenuti.

web 3.0È l'internet dei blog, dei social network come MSN e Myspace prima, Facebook, Youtube e Tumblr dopo.

In questo web, che in alcuni circoli chiamano "read/write web" ("web leggi e scrivi"), è quello che ha visto nascere anche i marketplace e ha dato alle aziende l'opportunità di crescere nella Rete.

Tuttavia non è tutto rosa e fiori: le grandi opportunità che questo Web offre sono comunque limitate dalla regolamentazione delle Big Tech, le grandi aziende informatiche che mettono a disposizione le piattaforme digitali in cui muoversi in questo web.

Web 3.0

E arriviamo ora alla trasformazione in atto ora, quella del Web 3.0.

Alla base di questa trasformazione c'è una tecnologia di cui si sente molto parlare ma che sembra ancora avvolta nel mistero, la blockchain.

Questo nuovo tipo di Web nasce dalla volontà di un numero sempre maggiore di utenti di poter aggirare i limiti delle Big Tech, e poter usufruire dei contenuti che creano nel web anche nella veste di proprietari (perché adesso, tutto quello che facciamo e/o condividiamo sui social network non è di nostra proprietà ed e soggetto ai termini di utilizzo delle piattaforme).

Il web 3.0 vuole porsi come il web del "read/write/own" ("leggi/scrivi/possiedi" ossia consulta, crea contenuti e sii proprietario dei tuoi dati).

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L'unicità di questa nuova forma di web

Questa nuova fase si differenzia dalle precedenti perché anziché utilizzare solo piattaforme tecnologiche gratuite in cambio dei nostri dati, gli utenti possono partecipare alla governance e al funzionamento dei protocolli stessi.

Ciò significa che le persone possono diventare partecipanti e azionisti, non solo clienti o prodotti.

Anziché utilizzare solo piattaforme tecnologiche gratuite in cambio dei nostri dati, gli utenti possono partecipare alla governance e al funzionamento dei protocolli stessi.

Ciò significa che le persone possono diventare partecipanti e azionisti, non solo clienti o prodotti.

In Web 3, queste condivisioni sono chiamate token o criptovalute e rappresentano la proprietà di reti decentralizzate note come blockchain.

Se possiedi abbastanza di questi token, hai voce in capitolo sulla rete.

I titolari di token di governance possono spendere i loro beni per votare sul futuro, ad esempio, di un protocollo di prestito decentralizzato.

web 3.oI fautori di questo nuovo Web stressano questa maggiore democraticità, rispetto al web 2.0, dove le decisioni sul funzionamento del sistema e cosa sia lecito o meno è a discrezione delle singole aziende.

Che il web nella sua terza dimensione rappresenti un ecosistema digitale meno verticale e più orizzontale è innegabile, ma dobbiamo sempre fare attenzione: non necessariamente si arriverà ad una democrazia dell’uno vale uno.

Se l’accesso e la voce in capitolo sulle decisioni da prendere sono vincolate al possesso di una certa quantità di token, più che una democrazia avremmo un suffragio censitario.

E se da una parte è  sempre meglio di un oligarchia di aziende, dall’altra è ancora molto lontano da una forma di democrazia genuina.

Ma qui si apre una riflessione filosofico-politica del web che, seppur necessaria, non può essere trattata in questa breve e semplice introduzione al tema.

Cosa si può fare nel Web 3

Il Web 3 rende possibile la proliferazione di strutture di governance cooperativa per prodotti un tempo centralizzati. 

Qualsiasi cosa può essere tokenizzata (ossia ridotti in un token o codice), che si tratti di un meme, un'opera d'arte, l'output dei social media di una persona o i biglietti per un evento.

E a cosa serve un token, ti chiederai giustamente.

Beh, innanzitutto il token risolve il problema dei diritti d'autore, perché esso sarà legato al portafoglio digitale dell'utente del web 3.0 che essendone il proprietario potrà godere dell'aumento di valore del token, anziché lasciare questa rendita passiva al proprietario della piattaforma social, come avviane ora nel web 2.0, soprattutto sotto forma di dati profilazione che vengono rivenduti.

Le funzionalità del Web 3.0 giocano molto sul concetto di identità digitale e immediatezza, si stanno sviluppando sistemi di smart contract per rendere più spedite le attività finanziarie.

L'identità digitale legata al portafoglio elettronico invece, ci da la possibilità di accedere a tutti gli account e siti costruiti sul web 3, liberandoci dal vincolo delle password.

I vantaggi del Web 3.0

  • Interoperabilità: Noi utenti saremo in grado di accedere ai dati su molte app utilizzando le tecnologie Web 3.0 anziché essere limitati a un'unica piattaforma. 
  • Permissionless Blockchain: Con la tecnologia Web 3.0, non sarà necessario avere un'autorità centrale per una blockchain. Chiunque può aderire e partecipare alla rete. Ciò eliminerebbe la possibilità che alle persone venga negato l'accesso in base al sesso, al reddito, all'orientamento sessuale, alla posizione geografica, ecc.
  • Pro-privacy e anti-monopolio: L'attenzione ad una rete decentralizzata che mette al centro l'utente come proprietario invece che semplice utilizzatore, toglie potere alle realtà che si basano sulla centralizzazione e il possesso dei dati degli utenti, promuovendo pratiche di business anti-monopolio.

Conclusioni... per ora!

Il web 3.0 è una realtà in formazione e le possibilità sono numerose e non finiscono certo qui! Ma noi di MC Marketing e Comunicazione crediamo sia importante far nascere un dibattito.

Perché soltanto con un dibatto serio e consapevole, saremo in grado di indirizzare il cambiamento nella giusta direzione!

Quindi aspettatevi altre comunicazioni da parte nostra su questo tema! Iscrivetevi alla newsletter per non perdervi le novità!


Le vetrine digitali: uno strumento per aumentare le vendite e la visibilità!

Aumentare le vendite e la visibilità del Made in Italy è più facile grazie alle vetrine digitali!

Il mercato di oggi pone molte sfide alle pmi del Made in Italy... aumentare le vendite in mercati in continua crescita, come quelli del Far-East, è molto più complicato di quanto poteva esserlo 20 o anche 10 anni fa.

Questo perché le nuove tecnologie se da un lato accorciano le distanze e le comunicazioni, dall'altro rendono più profonde le differenze in fatto di costumi.

I mercati dell'Estremo Oriente si caratterizzano per un utilizzo più pervasivo dei dispositivi mobili, il computer, a differenza dell'Occidente, non è lo strumento utilizzato per connettersi al web.

Se le imprese del made in Italy vogliono raggiungere questi nuovi clienti e aumentare le vendite, devono essere in grado di farsi trovare e conoscere in spazi digitali spesso sconosciuti in Europa.

Il mercato digitale asiatico ha dimensioni immense (soprattutto quello cinese), in continua crescita ed evoluzione... Un enorme labirinto fatto di opportunità e rischi di perdersi nell'enorme flusso di informazioni e messaggi.

La buona notizia è che le imprese italiane non sono da sole! L'agenzia ICE (l'agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane) mette a disposizione le vetrine digitali, per facilitare la presenza online dei marchi del Made in Italy sulle piattaforme digitali asiatiche (e non solo!)

 

 

Vetrine digitali? Ma di che si tratta concretamente?

L'ICE offre diverse opportunità di promozione digitale orientata ai mercati esteri, alcune di queste opportunità richiedono l'adesione al progetto entro un termine limite, altre invece sono sempre accessibili.

Come il servizio Vetrine Digitali che si configura come un ottimo strumento per entrare in contatto con partner esteri, offrendo opportunità per aumentare le vendite e la presenza nei mercati obiettivo.

In sostanza cosa offre questo servizio? Offre uno spazio virtuale sul sito internazionale (in lingua inglese) di ICE-Agenzia, per presentare l’impresa e tutte le informazioni che desidera promuovere sul web.

La pubblicazione della vetrina aumenta la visibilità della propria impresa e favorisce i contatti generati dalla Rete.

L'adesione al servizio è gratuita e consente la creazione autonoma di una vetrina, con la presentazione aziendale, i prodotti, il logo e brand, immagini e video, documenti e catalogo, proposte d’affari, sito e canali social, ecc.

Ovviamente i dati da inserire dovranno essere messi in lingua inglese.

L’intervento ICE nasce da un’esigenza che sta alla base delle PMI italiane, colmare il deficit sull’export così da tenere il passo con i competitor europei e offrire un supporto valido per aumentare le vendite.

Collaborazioni con i principali marketplace

Per riassumere il ruolo dell'ICE, quest'agenzia intende stringere accordi con i marketplace globali leader al fine di creare vetrine dedicate al Made in Italy.

Le PMI che partecipano a questi accordi avranno a disposizione uno spazio dedicato all'interno del marketplace, godendo di una posizione privilegiata all'interno di quei mercati.

 L’ingresso all’interno di questi contesti digitali avverrà attraverso un accompagnamento con lo scopo di portare le aziende a sviluppare un processo che passa per quattro punti chiave:

  • Promozione
  • Ordine
  • Logistica
  • Post vendita

Ad oggi l’Agenzia ICE comprende 12 piattaforme operative in cui spiccano i colossi mondiali dell’e-commerce: Amazon, Alibaba, WeChat, Tmall, JD.com.

Una delle storie di maggior successo è il "Made in Italy Pavillion" frutto dell'accordo tra ICE e il colosso Alibaba apre la possibilità per le pmi italiane di accedere alla piattaforma B2B leader mondiale, con una sezione dedicata all'offerta di prodotti unici per portare il Made in Italy nel mondo!

Costruire una presenza nei mercati digitali esteri

Il primo passo per accedere e dare l'avvio ad una presenza stabile è quello di  studiare accuratamente il mercato obiettivo.

Quindi è necessario circoscrivere un target dentro questo mercato, così da definire il proprio posizionamento nel mercato.

A questo punto si può osservare le potenzialità delle piattaforme che si hanno a disposizione per capire sia le soluzioni innovative che propongono, le opportunità di farti o meno raggiungere il tuo target e in definitiva le possibilità che ti possa aiutare a fare aumentare le vendite.

Qualche esempio da conoscere per promuovere il Made in Italy e aumentare le vendite all'estero:

  • JD.COM: è uno dei principali player del gruppo Alibaba, infatti è un nome che molto citato quando si tratta di vendere prodotti online in Cina. Offre un’ampia selezione di prodotti merceologici che vanno dall’elettronica all’abbigliamento e ai prodotti alimentari. Inoltre gode di un’efficiente rete logistica JD logistic.
  • WeChat: forse la più celebre delle App cinesi. Le funzionalità che offre sono talmente vaste che si è meritata il titolo di app per tutto. Ti consigliamo di leggere il nostro articolo sul tema per scoprirne il motivo.
  • Tmall: è il più grande player del gruppo Alibaba. Il mercato al quale si fa riferimento quando si parla di Tmall è prevalentemente il mercato di lussoLuxury Pavilion –sia per l’abbigliamento che per i cosmetici.
  • Amazon: Le opportunità per il Made in Italy non arrivano solo da Oriente. Amazon oltre a mettere a disposizione i suoi spazi in quello che è marketplace in Occidente, punta anche ad aumentare le conoscenze dei piccoli e medi imprenditori italiani con il corso Accellera con Amazon, un'opportunità per ottenere competenze nel mondo dell'ecommerce.

 

Allora, cosa ne pensi? Sapevi che potevi aumentare le vendite all'estero senza doverti allontanare da casa?  Questa è una delle potenzialità che il digitale mette a disposizione.

Noi di MC lo sappiamo bene perché da anni affianchiamo le aziende a cogliere queste opportunità!

L'importante è non smettere mai di informarsi e soprattutto... Di evolversi!


Il Made in Italy cavalca il Dragone Digitale

Made in Italy: il futuro sta nel mercato digitale del Dragone!

Il Made in Italy gode, oggi, di un'ottima reputazione ed è in grado di collocarsi in maniera eccellente nel mercato internazionale.

Ma non per questo possiamo riposarci sugli allori! Implementare una strategia di internazionalizzazione studiata a tavolino è una necessità, per evitare di lasciare inespresso il potenziale di un marchio Made in Italy.

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La chiave di tutto questo è il digitale!

Secondo lo studio Ice-Prometeia, la ripresa per gli cambi mondiali post-Covid sarà guidata dall’Asia, il 10,3% nel 2021 e l’8,2% nel 2022, con la Cina, che svetta in prima posizione.

Il largo ricorso all’e-commerce nei paesi del Far East e del Sud Est Asiatico rappresenta una buona opportunità per  affermare le eccellenze del Made in Italy anche in questa fetta di mondo.

I principali settori interessati per la ripresa dell’export italiano saranno: tessile, abbigliamento, pelli e accessori, metalli, mezzi di trasporto, alimentari, farmaceutici e macchinari.

Ma perché puntare sul Made in Italy?

Perché rappresenta tutto il bello della cultura e delle tradizioni del Bel Paese: materie prime, qualità, design, artigianalità, attenzione nei dettagli rendono il brand famoso in tutto il mondo.

Si tratta dei migliori frutti del tessuto imprenditoriale Italiano. Un tessuto di imprese operose ma che per larghissima parte è formato da piccole realtà, che spesso non hanno la possibilità di farsi conoscere fuori dal loro territorio.

Per fare fronte a questo problema, il governo italiano negli ultimi due anni ha fatto passi da gigante per studiare opportunità di ripresa e di crescita delle importazioni ed esportazioni, e sul come rafforzare il posizionamento strategico del Mady in Italy nei mercati orientali. Il frutto di queste riflessioni è il Patto per l’Export.

La strategia più ovvia sembra essere quella di vendere i prodotti italiani nei marketplace.

Proprio per questo si sono messe in atto una serie di procedure e metodi che si basano sull’ascolto dei bisogni delle imprese con lo scopo di preparare un piano d’azione che si sviluppa in sei ambiti:

  1. Comunicazione
  2. Promozione
  3. Formazione
  4. E-commerce
  5. Fiere
  6. Finanza

Ad oggi i programmi sono attivi nel piano di comunicazione per quanto riguarda la promozione ed il rilancio del Brand Made in Italy; programmi che incentivano e facilitano le imprese a partecipare a forum, mostre, eventi online e offline con operatori di altri Paesi; programmi di e-commerce che offre la possibilità al brand Made in Italy di essere presente nei marketplace locali e globali.

A tutto questo si aggiunge lo studio del profilo del consumatore orientale in cui emerge delle notevoli differenze con il consumatore occidentale.

A tutto questo si aggiunge lo studio del profilo del consumatore orientale in cui emerge delle notevoli differenze con il consumatore occidentale.

Vuoi sviluppare il tuo export digitale in Cina? Ti aiutiamo noi, contattaci!

 Il segreto per entrare nel mercato Cinese

Il mercato digitale cinese è una realtà che lascia esterrefatti, per crescita, numeri e capillarità.

Sembrerebbe essere quello di creare una forma di e-commerce orientata al divertimento e all’intrattenimento a differenza dell’occidentale che utilizza il web per un mero uso di ricerca di un qualcosa che non conosce. 

La motivazione a tale comportamento va ricercata nelle origini della cultura del consumo cinese online.

Il mercato digitale cinese è nato e basato sullo smartphone, strumento che i consumatori possono usare per fare tutto.

Ecco quindi che bisogna impostare la propria presenza online in modo da offrire un contenuto in grado di fermare l'attenzione dell'utente, magari utilizzando canali che in occidente sono impensabili: come una diretta live streaming

L'e-commerce con caratteristiche cinesi

Il funzionamento dell’e-commerce cinese segue le logiche su cui poggia l’economia cinese dell'ultimo Ventennio:

  1. Promuovere la crescita dal basso: ossia dare la possibilità a tutti gli abitanti, anche a quelli delle zone rurali, di commercializzare in tutto il paese senza avere per forza un luogo fisico in cui produrre.
  2. Creare un mondo iperconnesso: la diffusione degli smart device hanno sostituito la mancanza di infrastrutture dedicate al commercio.
  3. Shopping come esperienza social: la creazione di piattaforme come WeChat, hanno permesso la diffusione di dialogare e scambiarsi feedback sui prodotti.

Dove si può collocare il Made in Italy in tutto questo?

Il consumatore cinese è molto più istruito negli acquisti online rispetto al consumatore occidentale, complice il tasso di digitalizzazione cinese che aumenta quasi il triplo ogni anno.

Negli ultimi anni è cambiata la concezione della cultura del lusso della medio-alta borghesia cinese, caratterizzata da una maggiore attenzione alla qualità e alla celebrità dei prodotti esteri: comprare marchi del lusso stranieri è, per gli acquirenti del Regno di Mezzo, uno status symbol.

 

Il consumatore orientale infatti è alla ricerca di prodotti certificati e di un giusto rapporto di qualità/prezzo.

In questo contesto si può inserire il Made in Italy, fra bisogni e desideri dei consumatori cinesi, disposti ad acquistare prodotti italiani purché prodotti dalla qualità certificata, sia che si tratti di esemplari all'avanguardia del sapere tecnologico e manifatturiero italiano o della nostra celebre produzione eno-gastronomica (solo per citare due settori).

La Cina, con la sua cultura millenaria, è un Paese affascinante che può rappresentare un'opportunità di crescita per le nostre aziende, non solo in termini di fatturato ma anche di evoluzione e conoscenza delle nuove tecnologie!

Ma per fare ciò, bisogna avere la pazienza di conoscere e studiare questo mercato così diverso che spesso sembra uscito direttamente dal Futuro.

Noi di MC siamo a tua disposizione, se desiderai percorrere la strada di quest'avventura.


Social commerce: quando lo shopping si fa nei social

Una definizione di Social Commerce

I social network svolgono un ruolo sempre più centrale nel nostro quotidiano.

Da luoghi virtuali di puro svago si sono trasformati in canali di socializzazione, condivisione di notizie, ricerca di informazioni, di ogni genere: da quelle più triviali a quelle più legati ad un'intenzione d'acquisto.

Lo studio condotto dal report “Digital in 2021” di ‘We Are Social’, il report più importante sul tema del digitale nel mondo pubblicato ogni anno verso la fine di gennaio, ci mostra come in media nel mondo vengono dedicate almeno 2 ore e 25 minuti all'utilizzo dei social media, sia che si tratti di partecipazione attiva alle conversazioni, restare in contatto con amici o parenti, scroll dettato dalla noia o persino... fare acquisti.

La tendenza ad acquistare online tramite piattaforme di e-commerce è infatti aumentata sempre di più, anche sulla spinta delle restrizioni dovute dalla pandemia in corso, comportando un'accelerazione nel cambiamento del comportamento di acquisto dei consumatori.

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Da utenti passivi siamo diventati molto più attivi, divenendo noi stessi creatori di contenuti e i social network si sono adattati di conseguenza, per venire in contro a questo tipo di clientela e capirne più a fondo i gusti.

Nasce così il social commerce che offre la possibilità di acquistare prodotti o servizi tramite piattaforme social.

Si intende una forma di vendita di prodotti o servizi che avviene attraverso il web e utilizza i social network e piattaforme virtuali per effettuare le transazioni online.

L’acquisto online diviene infatti una attività sociale e l’utente è portato a condividere la sua esperienza e consigliarla ad altri tramite il passaparola, facendo lui stesso pubblicità al prodotto o al servizio, attraverso recensioni, commenti, o pubblicando post sui social.

L'acquisto si fa ancora più rapido rispetto anche all'acquisto da un sito e-commerce: l'utente può fare tutto dal social network, senza dover cambiare sito e navigare tra le sue pagine.

Questo rende molto più agevole e veloce il processo di funnel marketing.
Sono molti i social media che fanno uso del social commerce, vediamo insieme i principali!

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social commerce in instagramSocial commerce: lo stato attuale nei principali social network

Meta Inc. (ossia Facebook, Instagram e Whatsapp)

Facebook aveva già permesso agli utenti di vendere già dal 2017 attraverso il Marketplace, una funzionalità che permetteva la compravendita di prodotti da parte dei privati anche attraverso la messaggistica di Messenger.

Nel 2020 è stato introdotto Facebook Shops, che permette a chi possiede una pagina aziendale di vendere direttamente da Facebook e da Instagram e di creare un vero e proprio e-commerce senza costi di gestione, in maniera semplice e intuitiva e gratuitamente.

Le aziende possono scegliere i prodotti da inserire nel loro catalogo, e personalizzare il look generale del negozio impostando una immagine di copertina.

Inoltre non è prevista la transazione ma solamente un contatto tra venditore e acquirente. Attualmente si stanno testando nuove funzioni dello shop, come ad esempio la possibilità di mostrare il proprio negozio su Whatsapp o di lanciare campagne pubblicitarie mirate basate sulle preferenze delle persone.

Per Instagram si tratta di utilizzare il tool “Shopping”, disponibile per gli utenti di Instagram business.

Diventa possibile creare dei post in cui taggare i propri prodotti, che si identifica tramite un tag a forma di borsetta.

L’utente, cliccando sul post, potrà visualizzare il prezzo e ogni informazione relativa ai prodotti, e grazie al tasto “acquista ora” può essere indirizzato direttamente verso la pagina di acquisto.

Attualmente negli Stati Uniti si sta testando la possibilità di fare concludere il pagamento direttamente da Instagram.

social commerceTik Tok

Anche Tik Tok ha pensato al social commerce nel 2020, ma ha preferito seguire la strada di una partnership con la piattaforma di e-commerce Shopify.

Attraverso un accordo europeo (che comprende i principali paesi: Francia, Spagna, Germania anche l’Italia) le imprese europee che utilizzano Shopify come piattaforma e-commerce possono vendere i loro prodotti utilizzando le Shoppable Ads, vere e proprie video campagne pubblicitarie lanciate su Tik Tok, in grado di collegare l'utente alla pagina d’acquisto dei prodotti su Shopify.

Pinterest

Anche Pinterest, il social che permette la realizzazione di bacheche di interessi, ha scelto di realizzare una partneship con Shopify.

Ben 27 paesi, tra cui l’Italia, hanno aderito all’iniziativa.

I merchant (ossia i venditori) grazie a questa unione hanno la possibilità di connettere il proprio account Shopify e di trasferire i propri prodotti su Pinterest trasformandoli in Pin Acquistabili, visibili sulla piattaforma.

Attraverso il canale Shopify-Pinterest è possibile connettere l’app di Pinterest all’interno della propria dashboard e posizionare automaticamente un tag, creare un catalogo, e lanciare campagne di traffico e conversione.

È possibile anche coinvolgere nuovamente gli utenti che hanno già espresso interesse per un determinato prodotto su Pinterest realizzando delle vere e proprie campagne di retargeting!

social commerce Google

Google, tramite la campagna Shopping di Google ADS (lo strumento per realizzare campagne SEM) è in grado di trasformare al pagina dei risultati in una vetrina per i tuoi prodotti.

Per poter utilizzare le campagne shopping c'è bisogno di utilizzare lo strumento Google Merchant Center. Il Merchant Center è quello strumento che consente di caricare su Google le informazioni relative ai negozi e ai prodotti e a renderle disponibili per gli acquirenti ovunque in Google.

Ma le novità riguardano anche Youtube, la piattaforma di condivisione video di proprietà di Google: sta infatti venendo testando una funzionalità di e-commerce.

L'idea è quella di dare ai creators (ossia a coloro che creano e realizzano contenuti su YouTube) la possibilità di aggiungere determinati prodotti ai loro video e taggarli, mentre gli spettatori potranno, cliccando sull’icona di una borsetta che comparirà in un angolo dello schermo, visualizzare l’elenco in primo piano ed esplorare la pagina di ogni prodotto per visualizzare ulteriori informazioni, le opzioni d’acquisto o i video correlati.

Questa funzione tuttavia è ancora in fase di sperimentazione al momento, coinvolgendo solo un numero ristretto di content creators negli Stati Uniti d'America.

social commerce in cinaLa situazione in Cina

In Cina il social commerce riscuote un enorme successo e negli ultimi anni ha visto una crescita imponente, anche a causa della situazione sanitaria.

Secondo il rapporto McKinsey&Co rappresenta già l'11,6% delle vendite di e-commerce al dettaglio, raggiungendo una stima prevista di 442,68 miliardi di dollari di vendite lorde alla fine del 2021.

In Cina, le piattaforme di social commerce sono un potente mezzo per condividere le caratteristiche e le qualità di vari prodotti e si stanno trasformando nell’ottica di ottenere le stesse funzioni di un social network, come la possibilità per gli utenti di scrivere post o di effettuare una diretta streaming.

Le app cinesi che vanno per la maggiore sono:

  • WeChat,
  • Taobao,
  • Douyin,
  • Pinduoduo

L’acquisto il più delle volte avviene direttamente in-App.

Ad influenzare gli utenti ci pensano anche i vari KOL, i Key Opinion Leader che godono di una grandissima popolarità e che presentano e pubblicizzano i prodotti sui loro profili social o attraverso dirette live che attirano un vastissimo pubblico.

Di fatto diventano brand ambassador di determinate aziende, in grado di influenzare un mercato target.
Il social commerce diventa quindi una modalità di vendita che rende la user experience stimolante come un social network e soddisfa anche il bisogno di socialità e condivisione dell’utente.

Vuoi sviluppare il tuo export digitale in Cina? Ti aiutiamo noi, contattaci!

Sfrutta anche tu il social commerce!

La cosa bella è che il qualsiasi tipo di azienda... anche la tua! Ecco qualche consiglio per muovere i primi passi:

  1. Gestisci promozioni e offerte di vario tipo (concorsi, omaggi speciali, giveaways). In questo modo renderai più varia la tua offerta e coinvolgerai gran parte del tuo pubblico
  2. Coinvolgi il tuo pubblico. Incoraggia il passaparola online e la condivisione dei contenuti che stimolino la conversazione (sondaggi, hashtag specifici, recensioni). Gli utenti, creando contenuti e condividendo sulle loro pagine social possono diventare dei portavoce del tuo marchio.
  3. Porta dalla tua parte gli influencer, che siano piccoli o grandi personaggi del web.
    Gli influencer creano un largo seguito, per questo una loro sponsorizzazione può attirare molta attenzione al tuo brand. È stato stimato infatti che il 49% delle persone che comprano su piattaforme social si affidano ai consigli degli influencer.
  4. Crea contenuti video, sopratutto se il pubblico a cui ti rivolgi è piuttosto giovane. La maggior parte dei Millenials e della Gen-Z tende a preferire il video ad altre forme di contenuto.

In conclusione, il social commerce rappresenta un canale di vendita destinato a ricoprire un ruolo sempre più importante nei giorni a venire.

E considerando che ogni azienda ha a disposizione almeno una pagina social in uno dei canali che abbiamo visto, si tratta di un canale di vendita già presente in azienda che può essere sfruttato da subito per sviluppare le vendite e anche l'export!

E se avrai bisogno di aiuto, puoi sempre contare su noi di MC Marketing e Comunicazione!


Riparti con l'Export Digitale

L’Export Digitale come chiave per la ripresa del Made in Italy

Le statistiche parlano chiaro: la pandemia ha favorito l’export digitale, spingendo aziende e consumatori a fare un uso maggiore di questo canale, favorendo così quel troppo spesso rimandato processo di digitalizzazione e globalizzazione delle nostre realtà produttive.

Grazie alle opportunità che si aprono con la svolta digitale, anche le micro e PMI possono ritagliarsi un ruolo da protagoniste nei mercati internazionali.

E se a frenare i nostri imprenditori è il timore di dover impiegare risorse consistenti, ci pensa lo Stato a venire in supporto delle attività.

Il MISE ovviamente agevola questo processo di transizione, sottolineando la necessità di alfabetizzare le aziende e fornendo voucher per l’internazionalizzazione, con l'obiettivo di ricorrere ai servizi di un Digital Temporary Export Manager che possano accompagnarle nella realizzazione di strategie commerciali adatte al nuovo mercato digitale. 

Tra le agenzie certificate da Invitalia, in grado di offrire servizi di Digital Export Manager ci siamo noi di MC Marketing e Comunicazione. Offriamo da 40 anni le tecniche più innovative di analisi di marketing ed inserimento nel mercato, mentre l'esperienza che abbiamo maturato nel web comincia dal lontano 1997, coinvolgendo la nostra rete di partner mondiale.

L'e-commerce come primo passo per l’Export Digitale

Da un punto di vista tecnico, l’export digitale parte da una piena accettazione e familiarità della tecnologia dell’e-commerce, che si è dimostrato fondamentale per il cambiamento dei processi di acquisto. 

Con l’apertura ad un commercio online in mercati esteri si può inoltre rafforzare un settore già esistente oppure aprirsi a nuove opportunità. 

Fondamentale poi l’attitudine ad incontrare nuove realtà burocratiche e culturali, non possiamo certo aspettarci che le strategie che utilizziamo per vendere tramite il nostro e-commerce nel mercato nazionale possano essere adatte anche ai mercati esteri.

L'esempio da manuale è rappresentato dal mercato digitale in Cina: per accedervi è necessario un attento e scrupoloso iter preventivo a cui segue un costante lavoro di negoziazione ed etichetta che possono influenzare molto i rapporti commerciali B2B e B2C.

Avere un'e-commerce è un ottimo primo passo, perché ci rende già avvezzi agli strumenti e alle procedure del digitale, ma se vogliamo far evolvere questa strategia in una di Export Digitale, abbiamo la necessità di affrontare una fase di analisi approfondita, sia del mercato in cui si vuole entrare che dell’azienda da proporre, per essere certi che si tratti della giusta soluzione e per poter redigere una giusta strategia di marketing.

Sviluppo vendite ma non solo

L’export dunque non è solo “farsi trovare dai clienti” ma anche una strategia per consolidare la brand trust tramite un'esperienza di acquisto di qualità.

L’Export digitale si può organizzare in quattro aree di intervento:

  1. analisi interna e del mercato obiettivo
  2. definizione di obiettivi, risorse, strategie e scelta dei canali distributivi digitali (individuare i modelli di export digitale: diretto, marketplace, online retailer)
  3. implementazione delle azioni previste dalla strategia (= fase operativa), l’importanza dell'inbound marketing, lead generation.
  4. fase di monitoraggio e controllo delle attività

Uno dei valori aggiunti dell’e-commerce è la possibilità, tramite l’utilizzo della tecnologia della blockchain, di gestire lo shop in sicurezza e persino di fornire un certificato di tracciabilità, che rende ancora più appetibile il marchio Made in Italy.

Con le tecnologie più avanzate, si sta inoltre entrando nel mondo virtuale dei Non Fungible Token, che stanno diventando dei veri e propri status symbol del metaverso e del luxury. Ma qui stiamo entrando in una frontiera in continua evoluzione!

L'importante è rendersi conto che le trasformazioni del digitale sono realmente in grado di offrire opportunità irraggiungibili con i canali offline.

Quello che serve per coglierle non è tanto l'essere un'azienda grande o piccola quanto... L'essere evoluti e riconoscere che la svolta digitale fa ormai parte del nostro "new normal".


Il predictive marketing come strategia per la tua azienda!

Predictive Marketing: come applicarlo ad una strategia aziendale!

Nel nostro blog abbiamo già avuto modo di toccare l'argomento del predictive marketing, questo innovativo approccio di marketing che mediante l'elaborazione dei dati  raccolti, riesce ad offrire al cliente, o potenziale tale, il prodotto servizio giusto al momento giusto!

E la cosa affascinante è che non si tratta di qualcosa riservato alle grandi aziende... Qualsiasi tipo di azienda può trarre vantaggi dall'implementazioni di sistemi di predictive marketing, noi di MC ti scopriremo come!

Qualche vantaggio del predictive marketing per le aziende.

Problemi comuni come non riuscire a comprendere i canali migliori di guadagno, il prodotto  da spingere o le fonti di traffico più efficienti, possono essere rapidamente diagnosticati con l’aiuto di questa tecnologia.

Il predictive marketing facilita l'adozione di decisioni aziendali mirate per il breve termine, così da migliorare la produttività e di conseguenza di crescere più velocemente.

Questo perché gli strumenti predictive marketing si occupano per te dell'elaborazione dei dati raccolti e lo sviluppo previsioni al fine di offrire ai tuoi responsabili marketing una catalogazione della customer base divisa in cluster omogenei per caratteristiche simili.

In questo modo si potranno sviluppare indicatori di previsione del comportamento d’acquisto dei clienti e anche prevedere il customer lifetime value (si tratta di una misura del ricavo medio del cliente generato durante l'intera relazione con un'azienda. Il confronto del CLV con il costo di acquisizione del cliente è un metodo rapido per stimare la redditività di un cliente e il potenziale dell'azienda per la crescita a lungo termine) o la previsione di abbandono.

Non è fantastico?

Il processo di predictive marketing ti aiuterà a scoprire nuove opportunità, mettendo in relazione dati apparentemente poco significativi e traducendoli in insight utili per azioni concrete.

I report delle analisi predittive possono dare informazioni su quanto è verosimile che si riesca ad entrare in contatto con un certo cliente, che questo effettui un acquisto, se ripeterà l'acquisto e se diventerà un nostro cliente fidelizzato, sulla base delle ricerche dei dati storici e degli acquisti effettuati in precedenza.

Non solo! Il predictive marketing è efficace nel supportare le decisioni in aree critiche come quella della valutazione del rischio, le previsioni di vendita, la determinazione di quali “lead” hanno le migliori possibilità di conversione e molto altro.

Com'è possibile tutto questo?

I nuovi modelli statistici, i processi di data-mining e Machine Learning, insieme, consentono di evidenziare le informazioni più rilevanti contenute nelle grandi moli di dati e sfruttarle per predire risultati e tendenze futuri.

Man mano che nuovi dati vengono analizzati e incorporati nei modelli, le previsioni si faranno sempre più affidabili e corrette.

Ovviamente, non stiamo parlando ancora di scenari fantascientifici. Il lavoro dell'uomo è necessario, sopratututto quello degli analisti. Perché i dati rimangono semplici statistiche se non vengono trasformati in informazioni utili, ed è questo il compito di un bravo data-analyst: individuare le applicazioni più idonee sulla base dei dati elaborati dagli strumenti di predictive marketing.

In questo modo si potrà ottenere una visione completa del mercato, e una previsione di come i clienti predictive marketingrisponderanno ai prodotti o ai servizi offerti.

Un caso di applicazione del predictive marketing nelle PMI italiane

Fino ad ora questo argomento ti affascina, ma non puoi fare a meno di pensare che si tratta di una tecnologia troppo all'avanguardia, ben aldilà delle possibilità della tua impresa.

Se hai queste reticenze, può esserti d’aiuto conoscere il caso delle piccolissime aziende produttrici di latte, situate prevalentemente nell’Italia settentrionale.

Queste piccolissime aziende fanno parte di una supply chain globale, per ottimizzare le risorse a disposizione, evitare gli sprechi ed essere più veloci nel soddisfare il cliente.

Negli ultimi anni, però, si sono accorte che possono gestire autonomamente organizzazioni più grandi, grazie alle nuove tecnologie, evitando il potere d’acquisto degli intermediari.

Di fatti, i più creativi stanno reagendo con innovazioni nel marketing e nella ricerca di mercato per riuscire ad adottare una strategia di attrazione e comprendere le preferenze dei consumatori le loro motivazioni e percezioni.predictive marketing

Un caso da manuale è quella di Mila, l0'importante cooperativa lattiero-casearia del Sud Tirolo, che utilizza il predictive marketing per comprendere meglio i contenuti online dei consumatori, costituiti non solo da post scritti ma anche da numerose immagini.

Per fare queste analisi, Mila si è rivolta ad un’agenzia di comunicazione che attraverso alcune piattaforme come SocialMeter Analysis e Photostream, monitorizza messaggi di testo, tweet, blog, post di Facebook, immagini Instagram e altri social che ospitano post e conversazioni.

I dati estratti consento di generare un flusso di informazioni in tempo reale, e quindi aiutano Mila a coinvolgere i consumatori in modo empatico via via che inviano post e interazioni con il brand.

Le raccolte e le analisi dei dati visivi consentono a Mila di ottenere maggiori informazioni sui comportamenti dei consumatori, come osservare il modo in cui i clienti utilizzano i prodotti, quali accostamenti preferiscono fare con il formaggio fresco, come anche indagare su quale è il luogo in cui le persone consumano i prodotti, in casa o in ufficio?

Tutte queste informazioni, correttamente elaborate, inserite in un modello e analizzate dai data-analyst, aiutano il management della cooperativa a prendere decisioni per il lancio di nuovi prodotti, ma anche per comprendere il processo del consumo e stimolare la brand awareness.

Questi esempi dimostrano come oggi le analisi predittive abbiano rivoluzionato le aziende ed il loro modo di fare business.

Purtroppo ancora molte aziende oggi si auto-limitano e, spinte dal timore di utilizzare tecnologie nuove che reputano troppo complesse, fanno ancora affidamento tecnologie datate, perdendo così le possibilità e le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

Ricorda, non importa quanto è grande la tua azienda, per crescere un un mondo in continua trasformazione l'importante è essere pronti al cambiamento ed evolvere!


nft

NFT: la parola dell'anno

Il Collins English Dictionary incorona NFT parola dell'anno

La novità del giorno è che il Collins English Dictionary ha incoronato NFT, l’acronimo di Non-Fungible Token, parola dell’anno per il 2021.

Il perché della scelta? L’incremento dell'utilizzo del termine di circa il 11.000% in Regno Unito.

Alla famosa casa d'aste Christie’s, il merito di ufficializzare l’importanza degli NFT,

battendo all’asta per 69.3 milioni di dollari  (ad oggi la cifra più alta in assoluto) l’nft dell'opera Everydays: The First 5,000 Days dell’artista digitale Beeple (al secolo Mike Winklemann). 

Tra 4 miliardi di termini monitorati, la scelta è caduta sull’acronimo che investe arte, tecnologia e commercio unica nel suo genere, e che in Regno Unito ha superando con imprevedibile rapidità il termine Covid nelle conversazioni quotidiane, arrivando ovunque e coinvolgendo chiunque.

Ma concretamente... di cosa stiamo parlando?

Quando parliamo di NFT (non fungible tokens) stiamo parlando di un identificatore digitale univoco che registra la proprietà di una risorsa digitale.

Questo identificatore ha avuto successo soprattutto nel mondo dell'mercato dell'arte.

Chi acquista un’opera legata a un non-fungible token non acquista l’opera in sé, ma semplicemente la possibilità di dimostrare un diritto sull’opera, garantito tramite uno smart contract

Questo perché gli NFT hanno proprietà uniche che non possono essere alterate: tracciabilità e unicità sono i punti chiave dei token.

NFT: applicazioni e mercato in continua espansione

Da quando è stata sviluppata la rete decentralizzata Peer-to-Peer, alla base della struttura blockchain, stanno aumentando i campi di applicazione per questa tecnologia.

Dalla cybersecurity alle criptovalute, ora i token si avvicinano sempre di più alle grandi masse.

Alcune voci autorevoli in campo artistico sostengono che dopo questa fase di entusiasmo dovuta alla novità, si avrà un incremento di diffusione e redditività più contenuto, per un mercato di nicchia.

In genere i NFT si applicano ai campi che richiedono un token crittografico unico:

  • crypto art
  • oggetti da collezione digitali
  • giochi online
  • testi, musica, video
  • moda

Come puoi leggere, il mercato degli NFT, basato sulla blockchain e sviluppatosi in origine per il mercato delle opere d'arte, si sta spostando su nuovi settori, aprendo nuove frontiere esperienziali e di investimento.

Il trend emotivo

Il marketing, per definizione, analizza i nuovi trend tecnologici, economici ed emozionali e sviluppa nuove strategie che soddisfino i bisogni percepiti dalla collettività.

Ma cosa significa per l’individuo acquisire un diritto su un oggetto digitale? Emozione.

Di fatto non si acquista il diritto di immagine sull’oggetto digitale, ma il nome dell’acquirente rimane legato nel codice dell’NFT.

La variazione tra domanda e offerta determina poi il valore di mercato: i diritti possono essere venduti solo su marketplace speciali, a differenza dei token (criptovalute) che hanno un sistema di circolazione più libero.

La proprietà si può acquisire su beni digitalizzati di diversa natura e costo; si tratta di un trend in fortissima espansione che fornisce un valore aggiunto alle strategie di marketing e comunicazione dei brand.

La creazione dei Non-fungible-token innova radicalmente le strategie di marketing aziendale ed il posizionamento comunicativo.

Ci si avvicina all’utente finale con una tecnologia che porta ad un processo decisionale e coinvolgimento diretto, prima dell’acquisto di un bene o servizio offerto di altro tipo.

Gli NFT sono una realtà puramente digitale, per questo motivo la Generazione Z è al primo posto per awareness e interesse nel fenomeno: per i brand vicini ai giovanissimi e ai nativi digitali è quindi fondamentale innovare le proprie strategie di marketing e comunicazione seguendo questo percorso evolutivo.

... e quello tecnologico

La blockchain alla base degli NFT abbraccia invece un target ampio, quello di aziende necessariamente interessate al cybersecurity.

Le digital company non possono prescindere dal valutare i rischi di esposizione in rete, dalle necessità di archiviazioni dati, ecc.

Dall’introduzione della blockchain nel 2008 ad opera di Satoshi Nakamoto ad oggi, l'evoluzione tecnologica è stata così profonda che questa tecnologia è ormai alla base dei nuovi sistemi di registrazione dati e transazioni business.

Un'evoluzione tecnologica cin grado di garantire trasparenza e tracciabilità, inquadrandosi come utile strumento per combattere il mercato della contraffazione, grande fonte di danno per il Made in Italy.

Avvicinarsi a questo mondo per molte aziende è ancora una sfida, nonostante i tredici anni dalla sua comparsa, ma puoi sempre fare affidamento su noi di MC Marketing e Comunicazione: grazie alla nostra rete di partner siamo in grado di fornire un valido supporto per  strategie di marketing innovative e l’implementazione di tecnologie in continua evoluzione .


Cos'è il predictive marketing? Scoprilo con MC!

Un'opportunità per attirare maggiori clienti, scopri il predictive marketing!

Si tratta della prima volta che senti parlare di predictive marketing e non hai idea di cosa stiamo parlando? Allora questo è il blogpost che fa per te!

Con predictive marketing si fa riferimento ad una forma di marketing innovativa che raccoglie, mediante le più moderne tecnologie di elaborazione delle informazioni, informazione sulle esigenze e preferenze d'acquisto dei clienti in modo da fornirgli quei prodotti o servizi capaci di soddisfare in modo preventivo i loro bisogni.Leggere di più